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ultima modifica: museo tarsia  03/06/2013

Il percorso espositivo del Museo 

 

Il Museo della tarsia di Rolo ha progettato un itinerario espositivo che rivolge attenzione ai seguenti temi: i materiali utilizzati nella realizzazione degli arredi, le tecniche di fabbricazione e decorazione, gli attrezzi e le piccole macchine in uso nelle botteghe, le tipologie dei mobili, i motivi decorativi, i modelli e le influenze culturali, i rapporti con altre aree di produzione, le vicende storiche della tarsia rolese, il contesto territoriale in cui è nata questa manifattura artistica, i suoi aspetti imprenditoriali, economici e sociali, gli spazi della produzione, l’organizzazione del lavoro nelle botteghe, i profili di alcuni ebanisti locali, la committenza, la commercializzazione dei prodotti e i mercati di vendita, il lessico specifico usato nell’ambiente degli ebanisti rolesi.

 

Traforo a pedale dei primi anni del Novecento.

 

 

Oleografia della prima metà del Novecento che raffigura San Giorgio mentre trafigge il drago.

 


Il Museo ospita in una specifica sezione alcuni mobili d’epoca rappresentativi sia della produzione di stile neoclassico, sia di quella successiva. Oltre ai pezzi esposti, pannelli con varie fotografie arricchiscono il quadro delle tipologie strutturali e dei motivi decorativi che connotano il commesso ligneo rolese.

Entrando nel Museo, però, il visitatore è sollecitato anzitutto a gettare lo sguardo dietro le quinte del prodotto intarsiato finito, per comprendere la complessa realtà di lavoro che stava a monte dello stesso. Nella prima sezione del Museo si parte allora dall’abbattimento degli alberi, per proseguire poi con il taglio delle assi - operazione spesso eseguita da segantini specializzati -, fino ad arrivare ai vari sistemi di stagionatura del legno. Modelli didattici consentono di vedere in sezione le parti che compongono il fusto legnoso degli alberi e di osservare i vari tipi di taglio dei tronchi, mentre un’apposita xiloteca documenta le essenze più utilizzate dagli ebanisti del posto per ottenere, con un sapiente accostamento dei legni, i notevoli esiti cromatici presenti sui mobili di Rolo. Nelle botteghe locali venivano usati con abbondanza il noce, l’acero, il pruno e il ciliegio; per le superfici da rivestire ad intarsio e per le strutture interne non visibili, si ricorreva invece soprattutto al pioppo. Il colore nero era ottenuto solitamente tingendo il legno di pero e frequente risulta anche l’impiego della radica di pioppo, non di rado tinta di verde. Su qualche mobile, infine, si può trovare il più pregiato, ed esotico, bois de rose.

Radica di noce.

 

Ogni fase del processo produttivo è ricostruita con l’ausilio di modelli che consentono di capire agevolmente come venivano eseguite le diverse lavorazioni, sino al momento della verniciatura finale. Per quanto riguarda i tavoli intarsiati a partire dalla seconda metà dell’Ottocento, il percorso didattico si conclude con la presentazione dell’imballaggio per la spedizione ferroviaria e con una carta geografica su pannello che evidenzia i paesi esteri nei quali è documentata l’esportazione.

Molto ricca è la raccolta degli attrezzi che servivano per la fabbricazione e la decorazione dei mobili. Fra i vari strumenti esposti, si possono vedere le piccole macchine in uso nelle botteghe ottocentesche, come il traforo a pedale e la “cilindrica”, una sega circolare a banco dotata di una squadra con indice mobile graduato, utilizzata per tagliare i minuti tasselli policromi impiegati nella composizione dei decori.

 

"Spnacìn", strumenti usati dagli intarsiatori rolesi per rifinire nei particolari le figure intarsiate.

 

Maschio con manici simmetrici, usato per ottenere la filettatura interna della piastra lignea nella quale si avvitava il gambo dei tavoli.

 

 

Una sezione del Museo è riservata all’esposizione di disegni originali dell’Otto-Novecento provenienti da laboratori locali e, più in generale, alle testimonianze documentarie relative alle botteghe più importanti.

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