museo della tarsia centro di documentazione e ricerca
motore di ricerca
prec
succ

HOME » Cenni storici sulla tarsia rolese | Approfondimento

ultima modifica: museo tarsia  09/10/2015

Notizie storiche sull’arte della tarsia lignea a Rolo

 

Il legno, per la sua versatilità e la facilità con cui si può trovare in parecchi ambienti geografici, è stato uno dei materiali maggiormente utilizzati dalle società preindustriali, sia nella costruzione dei più disparati oggetti connessi al lavoro e ad altri aspetti della vita quotidiana, sia nella produzione artistica. E fra le arti che fin dai tempi antichi hanno fatto prevalente uso di questa risorsa rinnovabile figura certamente l’ebanisteria, che sa ottenere raffinati esiti decorativi anche accostando con abilità legni di diverse essenze, mediante la tecnica dell’intarsio. In Italia, un contributo significativo alla realizzazione di manufatti lignei ornati ad intarsio è stato fornito, negli ultimi tre secoli, dalle botteghe rolesi.

Nella storia millenaria di Rolo vi è un lungo periodo di vita politica autonoma che incomincia nel basso medioevo, quando questa terra allenta sempre più i propri vincoli di dipendenza dalla città di Reggio Emilia per diventare poi, verso la fine del Quattrocento, un minuscolo feudo imperiale, assegnato alla nobile famiglia Sessi ed elevato alla dignità di contea. E’ durante tale signoria, protrattasi senza interruzioni fino al 1776, che in età moderna, nel quadro di un’economia locale essenzialmente agricola ma tesa ad assumere una fisionomia più evoluta, comincia a svilupparsi l’ebanisteria rolese.
Secondo un documento redatto nel 1869 da un funzionario del Comune di Rolo, i lavori dei “falegnami” del posto godevano meritatamente già da tre secoli fama di opere d’arte. In attesa delle necessarie conferme da parte di altre fonti documentarie, questa testimonianza d’archivio fornisce quanto meno un interessante spunto alle indagini storiche sulla tarsia rolese, chiamate ad accertare se esista effettivamente un qualche legame fra le sue origini e la ben nota epopea della tarsia rinascimentale.
Certamente non fu estranea all’affermarsi dell’ebanisteria nel piccolo centro rurale di Rolo la grande cultura che proveniva dal mondo contadino, dove la conoscenza del legno e delle tecniche per lavorarlo era di fondamentale importanza; tale conoscenza diffusa ha dato origine a tutta una serie di specializzazioni, alcune delle quali si sono poi trasformate in vere e proprie manifatture, come ad esempio, in Emilia, quelle dei cesti e del truciolo.

Falegname al lavoro. (G.Zompini, Le arti che vanno per la via nella città di Venezia, Venezia, 1785).
 


Per quanto riguarda le condizioni che possono aver favorito la produzione locale di mobili ornati a commesso vanno menzionate le opportunità offerte, in termini di committenze relative ad arredi di pregio e con funzioni di rappresentanza, dalla presenza a Rolo, per molti secoli, di una corte signorile. Più in generale, fattori positivi per lo sviluppo dell’artigianato rolese sono state la mancanza di corporazioni - che in altri centri col tempo hanno finito per ostacolare lo sviluppo delle attività artigianali - e la posizione geografica del paese, situato in un’area di confine, fra il Reggiano, il Modenese e il Mantovano.
E’ risaputo che la decorazione ad intarsio, dopo il declino registrato nel secondo Cinquecento e per tutto il Seicento barocco a vantaggio dell’intaglio, riprese a diffondersi verso la metà del Settecento, allorché venne interpretata soprattutto come sapiente connessione di legni pregiati, con cui si rivestivano le superfici di arredi importanti. A Rolo tale prassi si riscontra, ad esempio, nel pulpito della chiesa parrocchiale, che risale al 1752 e costituisce una delle testimonianze più antiche e documentate della produzione intarsiata locale. Nel pulpito, il lavoro di tarsia consiste appunto nell’accorta disposizione dei piallacci di noce, rilevabile nei motivi a spina di pesce e nell’accostamento generale delle radiche, che formano veri e propri disegni. L’intarsio inteso come specifica tecnica decorativa è limitato invece alla sola definizione di cornici e al monogramma IHS del baldacchino.

Giuseppe Preti, pulpito della chiesa parrocchiale di Rolo, 1752.
 

Come provano anche alcuni lavori di ottima qualità scoperti nel corso delle ultime ricerche, intorno alla metà del Settecento gli ebanisti rolesi, tra cui si distinguono indubbiamente Giuseppe Preti e Paolo Biraghi, produssero un’ampia gamma di arredi di stile rocaille, per committenze sia ecclesiastiche che private.
Nella seconda parte del secolo XVIII, quando la lavorazione artistica del legno in Italia ebbe uno straordinario sviluppo, erano attive a Rolo ben 10 botteghe di intarsiatori. Esse si dedicavano in particolare alla produzione di cassettoni, ribalte e tavoli di vario uso, mobili tutti intresciati con intagli, dissegni e lavori particolari di legnami, come documenta una preziosa fonte archivistica del 1777. Questi mobili erano molto richiesti negli Stati di Modona, ed anche di Bologna.
Altre opportunità commerciali erano offerte agli ebanisti rolesi dalle maggiori fiere dell’epoca, come quella che si teneva a Reggio Emilia nel mese di maggio, famosa nell’intera Italia settentrionale durante il Settecento. Tale appuntamento annuale richiamava in città numerosi acquirenti e mercanti; fra questi ultimi, nel 1790 troviamo Giovanni Frignani di Rolo, impegnato a vendere tavolini. Per l’intera durata della fiera e dei festeggiamenti ad essa collegati, lo stesso duca estense da Modena si trasferiva a Reggio con la sua corte.
A cominciare dallo scorcio finale del XVIII secolo, gli intarsiatori rolesi estesero il loro mercato al Mantovano, anche in seguito al fatto che l’antico feudo imperiale di Rolo nel 1776 entrò a far parte del Regno Lombardo Veneto, sotto il controllo diretto dell’amministrazione imperiale austriaca.
Negli anni in cui si impose lo stile neoclassico e la tarsia tornò a rivestire un posto di primissimo piano nella decorazione degli arredi, anche se con presupposti culturali diversi da quelli rinascimentali, Rolo non tardò a recepire le novità riguardanti le tipologie dei mobili e gli elementi ornamentali.
Le ricerche condotte consentono di affermare che, tra la fine del Settecento e i primi decenni dell’Ottocento, dalle botteghe degli intarsiatori locali uscirono lavori di ogni tipo, per l’arredo di sale da soggiorno, camere da letto, luoghi di studio ed uffici: cassettoni, ribalte, cassapanche, scrittoi, divani, toilettes, armadi, comodini, specchierine, cantonali, consoles, tavoli, cofanetti ecc. Molti di questi manufatti, destinati soprattutto alle famiglie aristocratiche e dell’emergente classe borghese, sono connotati da alcuni motivi decorativi ricorrenti, come ad esempio gli eleganti ramages ottenuti con sottili filetti di legno chiaro.

Mobile rappresentativo dei cassettoni prodotti dalle botteghe di Rolo fra la fine del Settecento e i primi decenni del XIX secolo. Questo cassettone è firmato, allinterno, da Leopoldo Rossi.
 


A differenza di ciò che accadde in vari centri di produzione, anche più importanti e famosi, a Rolo nella seconda metà dell’Ottocento i più valenti intarsiatori, subito imitati dalle altre botteghe locali, furono capaci di adeguarsi alle nuove tendenze estetiche e ai cambiamenti derivanti da una prima crescita in senso industriale dell’economia italiana.
Seguendo l’indirizzo generale dell’arredamento, che considerava il tavolo da centro uno dei mobili più ricercati e importanti per i salotti delle case borghesi, gli ebanisti rolesi andarono via via specializzandosi nella fabbricazione di questo tipo di mobile e, pur mantenendo un’organizzazione e un modo di lavorare prettamente artigianali, in qualche laboratorio si cominciò ad introdurre piccole macchine, per favorire alcune operazioni già di carattere seriale.

Sega circolare a pedale (cilindrica) introdotta a Rolo nella seconda metà del XIX secolo. Questa macchina, perfezionata dellebanista rolese Vincenzo Mari con laggiunta di un indice mobile graduato, ridusse i tempi per il taglio delle tessere.
 


Le opportunità offerte dallo sviluppo della rete ferroviaria, dei trasporti marittimi e dei servizi postali furono colte precocemente dagli intarsiatori locali, che ad iniziare dagli anni Settanta dell’Ottocento riuscirono a commercializzare i loro tavolini non solo in varie regioni italiane, ma anche all’estero: in numerosi paesi europei, nell’America settentrionale e in alcuni stati dell’America Latina, nell’intero bacino del Mediterraneo.

Carta delle località menzionate in un quadernetto in cui sono state annotate le spedizioni in Germania di tavoli intarsiati effettuate dai freatelli Pineschi fra il 1895 e il 1903.
 


Altro aspetto assai interessante e innovativo di questo commercio era la facilità con cui tali arredi potevano essere smontati e rimontati per favorire la spedizione: nel contesto italiano, i tavoli intarsiati di Rolo rappresentano uno dei primi esempi, in chiave moderna, di mobili da assemblare - preceduto in Europa soltanto dalla grande produzione austriaca delle sedie in faggio curvato (Thonet), anch’esse confezionate e spedite smontate -, con enormi vantaggi, come è facile intuire, per quanto riguarda il costo finale del prodotto.
Si deve a tale successo commerciale la possibilità di reperire abbastanza frequentemente sull’odierno mercato antiquario tavoli intarsiati “rolini”, che però spesso vengono ascritti a manifatture di altre località della penisola, soprattutto a quella di Sorrento, nonostante siano ormai disponibili pubblicazioni che consentono di evitare questa erronea attribuzione. Probabilmente, ha contribuito a ingenerare confusione il fatto che, tra Otto e Novecento, alcuni laboratori rolesi si rifornivano a Sorrento di piccoli motivi figurativi già eseguiti in serie, da inserire nel centro dei tavoli.

Piano di un tavolo intarsiato rolese databile tra la fine del XIX secolo e linizio del Novecento. Le raffinate decorazioni geometriche incorniciano le figure centrali, realizzate a Sorrento.
 


Giuseppe Predieri, tavolo, Rolo, 1905.
All’inizio del Novecento, a Rolo si producevano ogni anno dai 6 ai 7 mila tavoli intarsiati, con l’impiego di circa 100 lavoratori adulti e di altrettanti giovani di età inferiore ai 15 anni.

 

 

 La chiusura di molte frontiere seguita allo scoppio del primo conflitto mondiale fece però crollare le esportazioni, dando il via ad un declino delle vendite che negli anni seguenti sarebbe stato accentuato dall’affermarsi di un nuovo gusto estetico e quindi di nuove richieste del mercato. Cessarono infatti definitivamente quelle tendenze revivalistiche che, per molti decenni, avevano assicurato un’ampia domanda alla produzione intarsiata di Rolo.

Oggi l’antica ebanisteria rolese, coi suoi mobili intarsiati, è diventata fonte di ispirazione e oggetto di un rinnovato interesse per alcuni laboratori legati alla lavorazione artistica del legno, che muovono ovviamente da premesse e motivazioni diverse da quelle del passato.

 

 

 

 

 
 

 

 

 

Risultato
  • 3
(3796 valutazioni)


C.so Repubblica, 39
42047 ROLO (RE)
Tel. 0522.658028
cultura@comune.rolo.re.it
Museo di qualità